Momi: VUOI CHE PERDUTI (2018)

Programme note by the composer:

VUOI CHE PERDUTI è un brano che accompagna alcune riflessioni sulla drammaturgia. 

Un piccolo viaggio iniziato con VUOI CHE I PASSI ACCADANO per quartetto d’archi e staged electronics.

In questo caso l’aspetto dello staged sound o di una scena che è composta da diverse tipologie di irradiamento del suono, è limitato al contrasto/confronto/sostegno che il suono del trio ha con una voce lontana, una voce che qui ha il timbro delle sinusoidi. 

Questi suoni tagliano il brano e non si sa da dove vengano.

Se stessimo parlando di una fiaba direi che rappresentano il destino di colui o colei che è chiamato ad attraversare la foresta: uno Zenith sottile e tremulo che talvolta orienta il passo e gli incontri o che da consistenza alla consapevolezza di essersi persi. 

Le voci che partecipano alla scena hanno un tono astratto, non c’è retorica della passione. Subiscono il cammino e si contemplano dall’alto di un lieve distacco. Rifiutano di girare in tondo, di annodarsi. Procedono in avanti, talvolta coprendosi gli occhi difronte all’invisibile. Cristina Campo scrive: “il destino si forma nel vuoto” e in effetti la voce prende corpo in una cavità non nostra, tra il passo successivo e l’immobilità, tra l’accumulo e l’astensione. 

Quando poi il destino lo si incontra, allora si celebra il rito, e il rito ha un tempo proprio all’interno del tempo. Ciò che è gesto somiglia a una cerimonia da mimare e talvolta si fa lieve come lieve danza.

Non stiamo parlando di una fiaba.


© Trio Accanto 2018